Le aste al centesimo sono legali in Italia?

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Questa domanda è quella che più spesso arriva alla redazione di Astealcentesimo.net ed è espressione a nostro avviso dell’insicurezza generale nel pubblico di fronte ad una materia che il legislatore non riesce ad affrontare in maniera esaustiva ed al passo con i tempi, vista la velocità con cui tutto si evolve online.

Questa analisi non si prefigge l’obiettivo di mettere la parola fine alla vicenda, il compito infatti spetta alle autorità competenti, ma intende dare ai lettori gli strumenti per farsi finalmente una seria e più completa opinione a riguardo. Occorre quindi procedere con ordine e cautela considerando la complessità della materia in esame. Partiamo nella nostra analisi dalle persone giuridiche per evidenziare se e come una società di diritto italiano può aprire un sito di aste al centesimo.

In Italia la legge ha da sempre confinato le aste alla stregua dei giochi in dei luoghi ben definiti e regolamentati. La cultura invece li ha sempre associati a dei comportamenti immorali legati ad un uso scorretto del denaro (come ad esempio nei casinò) o comunque ad attività di stampo arrivistico in contrasto con la cultura del merito basato sul duro lavoro. Le radici di questo costume sociale affondano nel testo più vecchio in vigore in materia: il Decreto Regio n°773 del 1931. Il suo nome è testo unico delle leggi di pubblica sicurezza (TULPS)e da molti anni regolamenta la vita pubblica italiana anche se molti interventi hanno aggiustato o hanno escluso parti del testo.  L’articolo di nostro interesse è il n°115 del decreto che disciplina le attività delle Agenzie pubbliche ed impone a chiunque venda come nel caso delle aste, di essere in possesso di licenza; questo passaggio è ripreso e approfondito nel decreto legge n°114 del 1998 di cui riportiamo il comma 6.

Chi effettua le vendite tramite televisione per conto terzi deve essere in possesso della licenza prevista dall’articolo 115 del testo unico delle leggi di pubblica sicurezza, approvato con regio decreto 18 giugno 1931, n. 773. ”

Il suddetto articolo inoltre vieta espressamente le vendite realizzare all’asta al comma 5.

Le operazioni di vendita all’asta realizzate per mezzo della televisione o di altri sistemi di comunicazione sono vietate.”

Da una prima analisi emerge che il legislatore equipara la vendita per mezzo televisione a quella di altri sistemi di comunicazione, tipo internet, inoltre vieta ogni tipo di asta tramite quest’ultimo sistema di comunicazione. A tre anni di distanza il legislatore chiarisce tramite la circolare 3547/C del 17 Giugno 2001 le “Aste online”. Ancora una volta viene preso in esame l’articolo 18 ed al punto 2.1 recita quanto segue:

“Occorre, anzitutto evidenziare che tale divieto, per via del fatto che l’art. 18 concerne le forme speciali di vendita al dettaglio, si applica unicamente agli operatori dettaglianti che svolgono l’attività di acquisto per la rivendita ai consumatori finali.”

In parole povere rimane il divieto alle società che acquistano beni per rivenderli ai privati, in gergo tecnico Business to Consumer (B2C). La stessa circolare invece apre la possibilità di vendita a società che vendono ad altre persone giuridiche, a quelle società che mediano tra privati ed a quelli che vendono all’asta per conto terzi.

Non stupisce che dei siti presi in esame da Astealcentesimo.net con società di diritto italiano ad oggi nessuno è quindi a norma di legge. Quello che invece stupisce è che neppure il famoso Ebay.it è gestito da una società italiana. Per maggiori informazioni vi invitiamo a leggere “L’accordo per gli utenti”.

La motivazione alla base della moltitudine di società di diritto estero operanti in Italia nel settore delle aste al centesimo non deve quindi stupire.

Ma ce dell’altro. Anche se fosse lecita l’attività di B2C (tra aziende e privati quindi), o si trovasse un modo per aggirare il divieto (vendendo per conto terzi ad esempio), ci troveremmo di fronte ad un’altra lacuna giuridica in quanto il legislatore non ha espressamente dato una definizione delle Aste al centesimo, ed in casi come questo si dovrebbe procedere rispetto al suo più simile secondo il principio del funzionamento.

Da questo punto in poi non ci si muove più su nessun codice o decreto ma è lecito ipotizzare che le aste al centesimo verrebbero trattate come delle aste a pagamento, in cui cioè si paga per partecipare alla formazione del prezzo finale. Questo le renderebbe pericolosamente simili, almeno agli occhi della legge, alle aste al ribasso. In questo caso è ipotizzabile anche che essendo presente nella formazione del prezzo una serie di “puntate” l’asta venga associata ad una forma di gioco d’azzardo. Qui però la nostra disquisizione è costretta a fermarsi perché proseguire sarebbe pura speculazione.

Non ci resta che comunque ribadire la totale differenza pratica, a nostro parere, che le aste al centesimo evidenziano rispetto ad un’asta al ribasso, primo fra tutti, l’importo massimo che un utente può spendere nel caso in cui voglia acquistare il bene che non ha vinto durante l’asta. Aspetto quest’ultimo che sicuramente attenua se non inibisce il concetto di “gioco d’azzardo” e da enormi garanzie al partecipante all’asta.

In conclusione la vicenda non ha ancora una parola fine, anche se occorre precisare che per il giocatore partecipante alle aste nessun rischio è presente ad oggi anche su piattaforme estere.

Ci auguriamo infine di aver fatto una volta per tutte un po’ di chiarezza, perchè questo è uno dei principi cardine di Astealcentesimo.net.

18 thoughts on “Le aste al centesimo sono legali in Italia?”

  1. hellsing91 scrive:

    quindi sono legali o no? si possono aprire qua in italia o no? e se no si può aprire all’estero gestendolo dall’italia?

    1. hellsing91 scrive:

      cioè se si può aprire all’estero però essendo residenti in italia

      1. hellsing91 scrive:

        nessuno risponde?

        1. leggendo con attenzione l’articolo troverai le risposte che stai cercando.

          1. ciccia scrive:

            io non tanto ho trovato queste risposte…credo che l’italia come al solito sia nel limbo

    2. Enrico scrive:

      Si sono illegali in quanto le aste b2c sono vietate, per questo nei prossimi mesi chiuderanno tutti i siti di aste al centesimo, e se saranno residenti all’estero allora il dominio non sarà più raggiungibile dall’italia.

      1. ciccia scrive:

        ma come fai a dire che chiuderanno tutti?

        1. Enrico scrive:

          Perchè sta succedendo la stessa identica cosa delle aste al ribasso, ma in tempi più ristretti. Partono pochi player, diventano i leader di mercato, iniziano i copycat (copiatori) e rovinano il mercato (non in termini di fatturato, ma di reputazione del mercato).
          Pensare che le persone rimaste fregate da EuroBidding, Astamatta, BungaShop, PuntalPrezzo, SmartCoin e per finire BidWild parleranno bene delle aste al centesimo? Probabilmente qualcuno di questi avrà già fatto denuncia alla polizia postale e da li ci vuole pochissimo a fare di tutta l’erba un fascio. @astealcentesimo:disqus tra un pò si farà il cimitero dei siti.

  2. Libero scrive:

    ”La stessa circolare invece apre la possibilità di vendita a società che vendono ad altre persone giuridiche, a quelle società che mediano tra privati ed a quelli che vendono all’asta per conto terzi” , il dropship, rientra tra questi

    1. Enrico scrive:

      il dropshipment non rientra in quanto il dropshipper fattura al business e non al consumer, si tratta quindi sempre di un asta b2c.

  3. mmele scrive:

    Lo scopriremo solo vivendp

  4. Filippo scrive:

    Io ho invece capito che quest’attività è fattibile e regolare per quanto riguarda gli ingrossi.La legge 18 infatti, come dice il legislatore, è rferibile soltanto ai dettaglianti.

    Mi sbaglio? (è tanto per comprendere ecco)

  5. hellsing91 scrive:

    passati 3 mesi sono ancora tutti aperti, novità?

    1. hellsing91 scrive:

      allora?

  6. Simone scrive:

    Se parliamo di aste b2c non sono legali, per essere legali dovrebbero essere solo b2b oppure b2c solo se sei produttore, ecc.
    Ma comunque se fate caso tutti i siti che vengono realizzati in italia, con contratto di iscrizione italiano, non fanno nessun riferimento ad aste, ma si parla di vendita di buoni sconto. Questo fa diventare il sito un semplice sito di e-commerce in piena regola con la legge italiana.

  7. De Luca Domenico scrive:

    Mi sapete dire se a livello italiano e cambiato qualcosa, vedo che comunque in giro siamo pieni di aste al centesimo, ma pochissimi con sede in Italia, la domanda e: se voglio aprire in Italia un sito di aste al centesimo con opzione su tutti gli articoli del comprato subito, secondo voi posso farlo o vado incontro a rogne, vi ringrazio , deluda domenico

  8. Andre scrive:

    Buongiorno, se non ho capito male da quello che è stato detto quindi è rischioso iscriversi e giocare su uno di questi siti ad asta al centesimo??

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